LIBERA SCIENZA IN LIBERO STATO
Scritto da Linda Collepiccolo • Martedì, 26 gennaio 2010 • Categoria: Scienza
In questi giorni è possibile trovare in tutte le librerie l'ultimo libro di Margherita Hack "Libera scienza in libero stato".
La Hack, classe 1922, è una delle astrofisiche più famose in Italia.
Tra le latre cose è stata professoressa ordinaria di astronomia presso l'Università di Trieste dal 1964 al 1997,nel 1998 è poi passata al ruolo di professore emerito.
Ha diretto l'Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987 portandolo a rinomanza internazionale.
In segno di apprezzamento per il suo importante lavoro le è stato intitolato l'asteroide 8558 Hack.
Dal 1989 è garante scientifico del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo della Affermazioni sul Paranormale) e dal 2002 è presidente onorario dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
La quarta:
"Non solo siamo fra gli ultimi in Europa nelle materie scientifiche, ma quando riusciamo a formare un vero genio in genere gli mettiamo in mano una valigia e lo mandiamo a far del bene all'estero.
Perchè in Italia la ricerca proprio non vuole funzionare?
Per due motivi, entrambi ben radicati nella storia e nel costume nazionali.
Da un lato scontiamo una cronica quanto inspiegabile paura della scienza e delle sue potenzialità, e dal caso Galileo alla battaglia contro l'analisi preimpianto degli embrioni molta responsabilità spetta alla Chiesa e al suo vizio di dettare legge in un Paese che pure si professa laico.
Dall'altro lato ci si mette lo Stato che da destra a sinistra taglia i fondi all'università, spreca le scarse risorse, ingarbuglia le carriere accademiche senza peraltro riuscire a sottrarle ai "baroni".
Così, mentre da ogni parte si decanta l'importanza dell'innovazione per la crescita del Paese, nei fatti chi dovrebbe produrla viene ostacolato con ogni mezzo: concorsi macchinosi, precariato a vita, stipendi da fame e, perchè no, obiezione di coscienza.
Storie di ordinaria contraddizione in un sistema che cola a picco.
Margherita Hack dedica questo libro all'analisi delle condizioni di una ricerca che non ha più nè Stato nè Chiesa su cui contare.
Passa la vaglio le riforme che si sono succedute sotto quattro governi, denuncia gli errori ricorrenti e le troppe incongruenze, mette in luce gli esempi positivi incontrati nel corso della sua carriera e infine propone qualche idea".




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